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NEWS : Il pluralismo e il caos dei mass media nel dopoguerra iracheno
Inviato da salamandra il 2/2/2004 22:50:04 (793 letture)

Lo stato attuale dei mass media iracheni riflette il pluralismo e il caos del dopoguerra. C'è molta libertà di espressione, specialmente nel nord del paese, in cui la semi-autonomia, fin dagli inizi del 1990, ha permesso ai curdi di istituire media non filo-bathisti già da diverso tempo.




Tuttavia media indipendenti di portata nazionale debbono ancora svilupparsi. I protagonisti della scena dei media emergenti in Iraq sono la stampa locale, le televisioni straniere e i cosiddetti piccoli mass-media - pamphlets, opuscoli, cassette audio e video. Prima gli unici giornali disponibili al centro e al sud del paese erano di proprietà del partito Ba'th. Ora ci sono quasi 150 giornali locali venduti per le strade di Baghdad e Bassora. Se il proliferare delle pubblicazioni dà l'idea di migliaia di fiori che sbocciano, senza un'infrastruttura professionale, istituzionale ed economica saranno pochi quelli che riusciranno a sopravvivere a lungo. Non esiste ancora una stampa indipendente. Sebbene il governo provvisorio (CPA) guidato dagli USA abbia penalizzato o fatto cessare l'attività di coloro che pubblicavano articoli giudicati incendiari, ancora non esiste un effettivo controllo centrale della stampa, nè un quadro legale chiaro. Molto spesso ciò che passa per notizia è più vicino al gossip; molti quotidiani copiano semplicemente le storie raccontate in televisione. Con l'eccezione di az-Zaman e as-Sabah, fondati da esiliati e supportati dal governo provvisorio, gli altri giornali hanno una scarsa rete di distribuzione e situazioni finanziarie precarie. La maggior parte di essi non sono reperibili fuori dai quartieri dove vengono pubblicati. Poichè il tasso di alfabetizzazione nel paese è precipitato durante gli anni novanta, la televisione è una fonte di informazione più accessibile rispetto alla stampa per molti iracheni. Dopo la caduta del regime di Saddam Husayn c'è stata una forte diffusione dei canali satellitari, che prima erano illegali; e, cercando di investire sulla sete irachena di nuovi canali, il governo provvisorio ha istituito una nuova stazione televisiva: al-Iraqiyya. I canali stranieri sono molto più popolari: i panarabi al-Jazeera e al-Arabiyya, l'iraniana al-Alam e il satellitare al-Manar, di proprietà degli Hizbullah libanesi. Al-Alam copre le notizie secondo una prospettiva ampiamente filo-islamica, ma non esclusivamente filo-sciita. Al-Manar sta emergendo come protagonista importante, per i legami etnici e linguistici esistenti tra iracheni e sciiti libanesi. Il messaggio continuo di Al-Manar è che l'occupazione statunitense in Iraq è uguale all'occupazione israeliana di West Bank e della Striscia di Gaza. I piccoli media, dal loro lato, stanno giocando un ruolo chiave nella formazione dell'opinione pubblica. Questi strumenti, molti dei quali banditi sotto la dittatura di Saddam, non sono meno efficaci, per quanto informali. La rivoluzione iraniana, si sa, ha avuto successo nell'utilizzare i piccoli media come strumenti per il cambiamento sociale. Anche in Iraq, nel cosiddetto "Triangolo sunnita", focolaio del sentimento anti-occupazionista, gli attivisti distribuiscono fuori dalle moschee pubblicazioni e audiocassette di stampo religioso, molte delle quali fanno appello alla resistenza contro l'occupazione. Nelle zone sciite, come ad esempio nella città di Sadr, estensione dei quartieri poveri di Baghdad, i seguaci del giovane agitatore sciita Moqtada al-Sadr diffondono registrazioni dei suoi discorsi e dei suoi sermoni. Una politica coerente relativa ai mass media non emergerà probabilmente prima del trasferimento del potere dal governo provvisorio ad una amministrazione irachena a tutti gli effetti. I tentativi del governo provvisorio di decretare una legislazione per i media indipendenti si sono impantanati, con un accordo iniziale rispetto a tale piano regolatore, ma con una conseguente mancanza di azioni per applicarlo. Il governo statunitense sta offrendo dei contratti redditizi, nel tentativo di rafforzare al-Iraqiyya come voce filo-americana. Questo processo si accompagna poi agli sforzi statunitensi di abissare i canali satellitari stranieri, che trasmettono programmazioni biasmevoli per gli USA. Nei mesi che verranno la battaglia per la ricostruzione del governo viaggerà parallelamente alla lotta per il controllo dei mass media. Ma i piccoli media, con i loro bassi costi, con la loro facile reperibilità e con la loro potenziale popolarità saranno i campi di battaglia più significativi per i cuori e per le menti degli iracheni.

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